Oreficeria etrusca

"L'arte dell'oreficeria, per la sua intrinseca natura ornamentale, per il carattere stesso dei materiali che adopera, l'oro, le pietre, gli smalti, raggiunge la sua pienezza espressiva proprio in quelle civiltà e presso quei popoli che più si distaccano nella loro arte dal concetto classico di razionalità ed equilibrio" - Filippo Coarelli

Un po' di storia..
L'improvviso fiorire della civiltà orientaleggiante in Etruria nel VII a. C., dopo la fase relativamente povera che l'aveva preceduta è stata più volte messa in relazione con l'intensificarsi delle correnti di traffico tra il Mediterraneo orientale ed occidentale, con la colonizzazione greca dell'Italia meridionale a partire dalla metà dell'VIII secolo a. C. e specialmente con l'apparizione di elementi foceo-ionici in tutta l'area del Tirreno.

Così la metallotecnica/lavorazione etrusca divenne ben presto celebre; il centro di produzione più importante deve essere identificato in Populonia – antica città etrusca situata a nord di Piombino (Livorno) – nelle vicinanze della quale esistono immensi depositi di scorie di ferro, residui di un'attività plurisecolare.

Evidentemente, i centri di produzione più notevoli dovevano coincidere con gli empori commerciali, posti in genere nelle vicinanze del mare, e che divennero non solo centri economici, politici e culturali ma vere e proprie metropoli produttrici nella lavorazione di preziosi.

I gioielli più comuni sono le fibule a sanguisuga con staffa lunga, gli spilloni a testa sferica, i braccialetti e gli orecchini.
La decorazione è invece basata soprattutto sulla granulazione, che raggiunge in questi oggetti la sua espressione tecnica più perfetta: essa è ridotta talvolta a grani di dimensioni così minuscole, da apparire piuttosto come una sorta di pulviscolo.

Se nell'oreficeria dell'Etruria meridionale, essa serve piuttosto a sottolineare le figure, espresse per lo più a sbalzo, la granulazione assume, nell'Etruria settentrionale, la funzione di rappresentare integralmente le immagini. Nel complesso ne risulta un'arte più fine e di conseguenza più elegante.

Un esame attento dei prodotti realizzati con lavorazione etrusca ci mostra a che punto giungeva in questi artisti la padronanza dei mezzi tecnici più svariati: l'uso della granulazione disposta a ricoprire intere superfici con risultati di eleganza lineare, figurine a tutto tondo ottenute da laminette stampate e saldate, l'uso dello sbalzo per creare figurine femminili a bassorilievo ma anche prevalenza di elementi stampati, a rilievi molto forte, o ritagliati e disposti in modo da imitare fiori e foglie.

Inoltre, si noti una tendenza alla policromia, con l'uso di pietre preziose o di paste vitree che si sostituisce all'uso esclusivo dell'oro che si limita in questo caso alla "montatura". Il risultato è quello di una sapiente alternanza di zone più fittamente decorate, e di altre in cui la figurazione spazia invece su superficie ampie e lisce, una sensibilità straordinaria per le possibilità della materia, per la sua duttilità, che permette di stenderla in lisce e rutilanti lamine, o di dissolverla in un minutissimo pulviscolo, con gli effetti intermedi più vari.





Oreficeria etrusca e techniche orafe etrusche
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